Bum bum, un pesce duro come il piombo saluta le mie budella,
mi spacca dove una volta mi ha messa incinta.
*
La casa sta dritta come uno spillone in mezzo alla campagna.
Un viale conduce alla porta.
Rose rampicanti e more.
Muri bianchi come la spannatura del latte.
I mobili conficcati al suolo.
Le pareti come solchi in terra cruda.
Un soffio dondola il rosario appeso al muro.
Le finestre mugolano come bocche svuotate.
Sullo sfondo, gialla come un occhio malato, la stanza senza orologi.
Dopo, il buio prima di essere nato.
*
In cucina c’è una donna seduta sull’orlo
della memoria E’ grassa.
La pancia è un cocomero che preme
come un grimaldello contro la porta.
Cerca la toppa, infila le dita.
Le intinge, le lecca.
La donna mangia, si ingozza.
L’unto le cola dal mento.
Fuori dalla casa ogni cosa è bianca come nevicasse Dio.
Nella stanza sopra è notte.
Una ragazza si rigira nel letto.
Su una sedia una gonna con l’orlo sfatto.
La casa nuota il buio.
Uno specchio rimanda la ragazza.
La infila come una perlina.
Respiro dopo respiro.
*
Nella stanza accanto gioca una bambina.
Un petalo per ogni ditino.
Un dito in ogni buchino.
E’ la bambina senza pelle, senza le corse, senza uno strillo.
La santa bambina del buio.
Nasce nel sogno.
Tutte le volte che chiude gli occhi
l’astronave l’atterra al centro.
Quando non gioca si sdraia
vicino all’uomo che dorme
dentro di lei.
Lo sente contro il ventre,
duro come un torsolo di mela.
Lei muove i piedini, si annoia.
Aspetta di nascere
dalle ossa dell’uomo, dalla sua faccia
rugosa, dalle ciglia, dal sesso
lungo come un’esplosione.
Una goccia scivola la vasca da bagno.
Un’altra si gonfia dentro il rubinetto.
Il suo peso come un’esca.
Fuori, scaglie di prati si disfano
sotto i piedi di una mendicante.
Il vento le solleva le gonne.
Comincia a volare.
E’ un aquilone.
Lontano romba la falcata del mare.
Il sogno tonfa dentro la casa.
I mobili scossi alle radici.
Sulle pareti i quadri battono i denti.
*
In cucina la donna grassa tira uno spago legato alla maniglia.
Un colpo secco.
La porta si spalanca.
Entra il vento.
La casa sussulta, i muri
si stringono alle fondamenta.
Il vento li sfrega con una carezza.
*
La ragazza che dorme
ha una storia dentro la bocca.
Di notte la bocca si schiude,
le parole sgorgano come una bava.
La storia si srotola sopra un filo, entra nello specchio.
La ragazza si disfa come un gomitolo,
parola dopo parola.
Nella stanza accanto, la bambina
dentro l’uomo che dorme è calda come la cioccolata.
Diventa i denti, l’alito, il viso dell’uomo.
Si gonfia a ogni respiro.
Gli occhi come due campanelli mirano il vuoto.
L’uomo pompa un latrato nel ventre della bambina.
La bava lo schiuma.
Lontano, una folata rompe gli ormeggi.
Sussulti.
Schiocchi.
Colpi secchi.
La donna grassa inforca un’altra cucchiaiata.
Ha le guance lucide, tese come un palloncino.
E’ ferma davanti alla porta spalancata.
Il vento la scala come una montagna.
Si gonfia a ogni boccone.
E’ vicina allo scoppio.
La destinazione è la macchia
che si allarga rossa sul muro.
Ora la casa è matura come un bubbone.
Un cervello puntato all’universo.
La fine di qualcosa, di sicuro.
krims les – moms snaps

ermetica, ricca e complessa. Va letta più volte ma, come sempre, trascini e incanti con la forza della tua poesia. Inizio da shock
) Tutta bellissima….
Invidia (buona) per la tua incredibile vena creativa!
daniela
il candore “nero” che solo tu riesci a far percepire.
Nei sogni le cose accadono. Le vite si liberano senza ribellarsi mentre si spremono da un lumicino che è l’olio della notte, dell’oscurità che si fa altra carne, pesce, balena,cantilena del tempo. Addosso ai muri l’oltre è un bianco di calcina e latte. Poco più in là le stelle asserragliate nelle tasche di una vecchia che le lascia cadere da un buco della tasca. Lei si trascina. Ha una gamba dilaniata da insetti e serpi che le vivono in corpo.E’ vecchissima quanto solo lo può essere la morte e in bocca non ha più denti,solo mosche e calabroni e non mastica parola. Nessuna parola le spiana la bocca. Stride la sua voce, senza linguaggio e tutto al suo passare si fa spazio e vuoto,senza misura senza eco di qualcosa che pure è stato, milioni e milioni di volte, milioni e milioni di volti, milioni e milioni di colpi della stessa sorte.
Tutto si addensa, è un ferma immagine dentro un punto,cieco, della storia che si oscura, dentro la testa.
Testi all’incanto, dal taglio cinematografico, una forte drammaturgia nella messa in scena.Bellissimi.ferni
Potente.
Trasferisce nei visceri di chi legge
il fastidio, il pulsare, il contorcersi di chi è letto.
e se una poesia fa questo….
poetessa portentosa.
hai creato il filamento per la mia casa nera.
grazie:*
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anzi, no, questa ci metto