Una lama scura attraversa le cose. Apre al pensiero che niente ha conforto. E nessuna cosa sta ferma. Un movimento che trasforma, inventa, trascina carne e sangue, scuote il sottofondo dove i rumori torcono una superficie inetta. Così si fa presa sulla pietra, dove più forte stride l’inquietudine, dove si radunano colori che irrompono violenti a fare strappi al buio.

Giorni sovversivi entrano nel segno più mite, il luogo in cui minima è la resistenza. Fanno brace di tracciati lenti, di curve accennate appena, spingono il pensiero a piombo contro il muro.

E poi il ritorno, come galleggiando, inermi, a svicolare dalle troppe vene che non regolano il canto, lo gemono come un nato mai.

Vado  dove il territorio si fa denso. Dove le case tremano, la luce sta così vicina al buio da farne graffio lungo i colpi dei giorni.  E io vorrei arpionare quel sentiero, tenerlo dentro i pugni, farlo ossa, vela da sollevare dopo le forme conosciute, dopo il bianco sull’asfalto, dopo le voci dei bambini, i panni stesi.

sarah moon

  

 

mima  l’anima  la vita
qualcosa nell’aria
l’apertura di una rosa una voce alla finestra
semplicemente un gatto che salta

le lettere mai
non arrivano mai quando si aspettano
e mina   la loro assenza scrive
nel tracciato disposto in noi
dentro la fuga da quei tanti non
noi appesi all’amo
in questo mito
immane universo che registra ogni mossa
nell’inventario mai in pareggio
e il mio tuo occhio resta a
peso come una lampada nella stanza dei destini
dove il mago organizza le sue compra-vendi-
te ancora carne fresca e vino insonne
che tra bocca in spirito ma langue in una carta
tra i tarocchi.

f.f.- in risposta,lo stesso giorno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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