In-segne- d’-eau                               

 

Ah, le parole! quante bellezze, quante oltretutto

inflorescenze a sovrastare inverni.

Inducono alla fuga.

Legate a moltitudine, credono – loro – aprire il varco

all’universo, credono, oh!  le sciocchine,  

e nerissime

sorelle, quanto adoro ogni

tempo che non fanno, ogni

spalancato incanto a trascinare vele

per l’ intoccato  fiato fra maestose atlantidi

a corona sulla pelle.

Supernove fanno cuore nello stomaco

ora che un ritmo francese

canta la distanza delle sillabe, il vero

corpo teso come un ramo sulla rotta

rossa delle dita. Dita torte dalla ruggine, quanto

amore a sollevare sulle punte, quante

terre d’aria e archi in acqua e chiarissime

aperture. Avanti! fate carne! fate

che sfiorate l’altitudine

dove ancora e ancora lingua non traduce,

traboccate differenti, ugualmente schiuse

a sparticieli dove Orienti fanno sponda in

finiti qui indicibili infiniti.

Vero non

è sottrazione, nondimeno

bianco è colore.

Ai Shinohara

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