Muoversi
nel gesto assoluto del rosso
quando apre a questo morire di cose:
la lampada, il tremito della sua luce.
Lasciare che il nome si spacchi,
che scavi la feroce discesa.
Si muta in vena di albero la salita alla croce.
Ogni cosa ha il suono incantevole, un più
vasto arcipelago. Dentro, più dentro
intreccia le corde alla curva dei fianchi.
Qui la caduta dispiega ciò che non sai,
mio cuore luccicante d’uccello, feconda
caverna di vocazioni. La grazia è un abisso
che scuote; non ripara dal grande spavento,
ma offre la morte più pura.
Come un elleboro ai tuoi piedi, in dono ti porto
la mia pietra, vera come un prato, il verde che fa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

meilo minotaur

 

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