Oltre le sembianze c’erano le foglie.
Le foglie cadevano senza braccia nel lago
scavato dalla bocca, nella bocca chiamata notte dal cielo
di una bestia amica, carne di alberi e lame, una lingua veggente,
il saggio eremo abitato da sogni dove tu
e io incrociavamo frecce dal davanzale opposto. Ed eri riva e pelle
di acqua medica. Rovesciata. Mia quercia immutabile
che muove come un vento dolente, fiamma.

christina

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