Dalla punta dei piedi alla bocca
tua corre la bellezza complice
di un croco dove pongo:
il rosso della terra, il suono di un ramo
sotto il sole mentre coglie la distanza
che raduna il colore della vigna, l’indugio
di una pietra dentro il rombo della pioggia,
altre cose come l’Africa, la neve; inaccessibili
chiome del vento e delle pietre
che dicono di un cortile dentro il mare,
 e barche e messi da coltivare.

Nel prodigio dell’oscuro fa corpo il volto
della terra aperta al suono delle ossa,
nel tratto impreciso della fronte, sui fianchi
che descrivono la curva lenta dentro l’onda,
nella parola terra, o neve, o vento;
una identica distanza fra ogni cosa e niente,
che fonde il celeste  alle ringhiere del giardino,
al corpo ossidato di un cantiere, allo sgomento
che ci accoglie nell’azzurro mondo di Chagall.

Così, mia luminosa, recidi ogni nome,
buia e vibrante mi tendi al corpo
invisibile, supremo ordine del caos.

 

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i.t., medesimo luogo,  31 dicembre 2011

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

carmen giraldez

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