F.F.  e  I.T.

*

Ho battuto sulla mia pelle di vecchio tamburo
e ti ho risposto come un tempo si faceva tra le tribù
come se a un battito un altro facesse eco.

Africa che non sei casa mia e ti tengo dentro la testa
Africa deserto di pensieri che si ammazzano a vicenda

Africa non mia Africa senza guerrieri
senza savane e leoni che attaccano la preda
Mi sei antenata per ogni palmo di pelle
per ogni storia scritta in forma di leggenda
Africa come un fiume fatto di polvere e di sole
colma di sguardi pronti a salpare
Quante volte ti ho veduta e svenduta
insieme ai compratori di schiavi di avorio di caffè
Tu mi hai profumato di ogni spezia
ingioiellato delle tue canzoni
e ti ho sentita dentro il battito dei tamburi
come fossero nate dentro il mio ventre
tutte le tue genti.
Africa che mi germogli in bocca
come un seme che non cresce
Africa inginocchiata
avvilita,manomessa
Africa su cui si gioca col piattino della frode
col denaro che si fa dolo del dolore
Africa spergiurata e giudicata
guardata e analizzata
come un male incurabile che ci fa bene guardare
oltre un vetro di penosa compassione.
Africa distenditi nel mare
covane le uova e chiudi le stagioni in una morsa
tra le tenaglie del tuo sole
Agisci Africa
fatti sovrana tale e quale tu già sei
anche se ormai sembra persa la memoria.

– fernanda ferraresso

Mano mia, mano del vento e della neve, splendore di tutto quello che non ha vista e che riluce in ogni cosa che sfiori; cuore rabbioso del mio ventre, piega di cuore, rosso fragore che cuce silenzio a boato; ti scrivo dove sei, nel punto più lontano della vita che mi distende le braccia e dice che altro è il mio cuore, altra la bocca, il remo dei fianchi, altro l’odore battuto della rena.

Mia mano lucente, tu mi conduci dove non sono e sono, dove ha casa il bianco prima che diventi neve, dove la pietra è polvere e l’acqua si leva dalle piante col calore. Tu mi racconti che il bacio è un soffio che lega dolore alla gioia, come un cesto cucito dalle tue mani che io bacio, benedizione e pianto. Mia mano amata, ti porto con me in questa vita, che non ha peso, non strada, soglia, nome. Mia luce traversa, mi stendo come lava ai tuoi piedi: vado dove tu mi conduci, dopo me.

i.t.

   

 

 

 

 

 

 

cathi locke

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