Per la donnadio la donnaognidonna la femminadell

oltremorte, una dea medusa –lei// giravolta le spalle

che prillano l’uomo negro come un rocchetto di sangue.

Lui viene parapendio nella pelle di lei senza

fibbia fatta con gli occhi mangiati della conchiglia.

Esce di becco //lei- planata mossa nei fianchi.

Gli succhia la strada, elettrica lo nera in collanina

di denti in chicchi dentini, psichedelica contro i rami

dei fianchi.

La bocca è un autosnodato che strozza

rossoshocking la lingua di tacco, tango tango tango

accende l’armata al cervello come un grezzo orto bambino.

Ah, mia maglia stellina mio brodo formichino;

sono cresciuta in pianeta di bip, nei soli i soli

nelle orbite accese gli spari che squarciano

il bosco mio, mio bosco mutilato come una sylviasplendore

una dealingua di ossa le ossa la fame nella sua fame

disfatta polpa di polpa mi luccica odora mi tira

nel tuttuniverso alberata più dentro del troppo

mondo nero più

grasso che cola appeso alle travi, il sangue

del maiale, una forma di duomo

stellare una plaga, la misura blasfema

un grande nerissimo /INSIEME/

buono come una casa in collina un seme

in giacinto muschiato su un fascio di fieno

e le cose sventrate senza la fine.

 

 fletcher  sibthorb

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