È bello, questo schiocco di ali intraviste nella lentezza
del bosco.

Nessuna foglia piegherà il cielo.

Nessun calcolo avrà il suo cammino di ronda  in questi luoghi.

Un pò di terra ricoperta
occupa  tutta la storia.

 

*

 

 
Prendo questa parola che gela sul viso.

Taglio l’angolo del tempo.

Là, porto il mio grido.

Quando la notte erede torna a passi felpati,
rimango sempre lo stesso bambino rannicchiato.

 

 

 

 

*

 

Uomo sette volte perduto, quando ti capiterà di chiedere
la tua strada alla montagna, di fare tua la storia di una stella del Pastore
che svanisce fra le tue mani per incantarti ?

Inventa i tuoi tordi. Ormeggia i tuoi soli

La ragione sassosa del Drac
è più nuda di tutte le tue seti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 *

  
Felici i bambini di neve che si sono fatti pupazzi.

Nell’angolo morto delle luci, si fischiano l’un l’altro
per un ramo ove si disegna un braccio,
due sassi grossi per vedere coi loro soli occhi,
una corteccia che si farà cappello.

Nella schiarita di qualche parola,
li mettete allo scoperto, figlioli prodighi
che non vogliono più andarsene,
finchè il giorno non si sìa sciolto tutto  sulle loro mani.

Allora, e senza aspettare, conoscendo già tutto
del tempo incolto o sconnesso,
firmano il momento stravagante
che li ha messi al mondo.

 * 

 
Solo,
quella potrebbe essere la pietra da condividere.

Il soffio
senza ritorno del vento,
il primo alloggio del sole
in cima,
a vestire di rosa la montagna.

Oppure solo,
la trasparenza di un passo perduto e ritrovato
tutto bianco sul nero
come una vocale intermittente.

Aspetto quell’alba
aggiunta alla pietra,

estesa ad ognuno,

universale.

Aspetto quest’albero,
gemello del fuoco,
che sogna sul guanciale in prestito
dal giorno sepolto della mia nascita.

 

 

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