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Ceppi  di faggi impilati in solaio. Quattro rampe di scale e la fuga della luce oltre i tetti dove salimmo guidate dalla fionda di buio che si levava dal mio volto inammissibilmente chiaro . Oltreitetti, una smisurata apertura d’alberi in picchiata  lungo i fianchi della montagna stordiva la linea semplice della strada.
Avrei voluto alzarmi a volo;  entrare la tristezza fino al cuore, portare via il calore della terra sprofondata, nelle radici che toccavano vermi e muschio.
Poi la dolcezza dei campi – scivolata dalle mani – la forbice del fiume, a valle; qualche pensiero di abbandono.

Tornare era l’autunno, le bestie di nuovo in stalla e il latte che spumava nel catino.

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