L’inverno semina distacco.  Non la neve. Il bianco difende orti e bimbetti che resto a guardare cadere insieme al candore.  L’erba profuma di buono anche a dicembre,  inghiottita dal gelo e da una chiarezza che si fonde all’aria; una vocazione di ascolto e fermezza scivola nei solchi gelati,  fra  le dita storpie di freddo, che arrossisce le guance e  fa caldo dentro.
Il nostro maestro dice che le cose hanno mani che possono allungarsi fino a te, compiere la strada che tu gli puoi indicare. Così il vento apre il volo dentro i rami, li solleva e schiude alla trasparenza;  con un intento di solitudine, li coglie nella stretta forma del tronco, giù fino al capogiro delle radici fuse alla terra.
Il maestro ci ha portato un catino, giornali vecchi, colla. Impastiamo, poi lasciamo macerare. Le cose diventano altre cose. Le guardiamo fiorire dalle mani con lo stupore che ci fa tremare di gioia. Marionette. E un teatro per la nostra prima recita.  

 

rolf stoa

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