Il mantello tende l’aria in corsa.
Odore di fogliame, selvatico odore di carne.
Faccio terra nelle zampe; annuso; spacco il cuore.
Verticale la pioggia mi porta il suo affanno.
Mi tengo sottovento.
Conto sull’intransigenza del buio, la distrazione tenera dell’erba.
Il pascolo è mosso da piccoli branchi.
Lei è corrotta dal cespo più lontano.
Si attarda, si perde nel gorgo
della bocca che raccoglie luce acqua bosco.
La seguo, ascolto i suoi muscoli, la tensione
lungo il collo proteso alle foglie più dolci.
La luna rischia un bagliore fra i canini.
Il mio elmo si fa lucido dentro le unghie.
Lei mi sarà conforto.
Tendini e fiato ringhiano i denti.
La tana è il suo cuore rosso. Fegato, viscere.
Sangue colato dalla bocca.

Mi sta aspettando.
Inebrio l’aria, azzanno.

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