Nel cavallo di luce, dentro il cuore che canta, so fare nodi d’aria.
Con corna d’abete intreccio le vene al rosso dei  papaveri
fino a che la piaga apre meridiani fra il mio nome e le grandi distese.
Un dono per le fosse dei nervi,  il cardioidillio
nell’ostinazione del fiore quando stringe la radura prima dell’inverno.

Nelle braccia sconsacrate, contro l’aratro della tua bocca, incontro
la malinconia del corpo sotterraneo.
L’altitudine della polvere non supera il mio corno da caccia.
E’ la tua bocca lucente a scoprire quanto tenera l’anima,
quanto dolcemente trattenga sull’orlo e smarrisca.

elvira amrhein

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