Colpi  di luce contro le imposte  entrano nel fuoco
della stanza quando tutto è stato ben chiuso, armata la soglia.
E’ così che la cervaluna  attracca dentro la bocca il mare vertiginoso.
Voga  circuiti leggendari;  persino la gioia che fa più rosso
il sangue, più nero il buio.  Niente di nuovo. 

Amare la selvatichezza dei rami è nascere  nel punto
imperfetto del cadere e non cadere prima del vento
dove la follia dei merli tenta la  conciliazione
col demone della bellezza descritta da mappe lussureggianti,
da matematici sistemi, imbattibili orchi senza testa
a cui mi affido con sincero terrore, il più profondo amore. 

I colpi cadono vicinissimi.
Battono sul faggio.
Lo guardo tremare.

colette saint yves

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