Affilata cima,
tu temi il canto che non muore
condottiero della dolcezza del dente
che fa della tua voce un gorgo
a cui mi stringo per la caduta senza fondo.

 Lungo le tue dorsali batto il buio
per la dimora delle allodole.

 Appartengo a questi luoghi,
alle valli della tua voce, ai sobborghi
che tu per me disegni,
al tuo darmi corpo
nel corpo tuo.

 Ogni volta anche qui si muore
per tutte le cose avute
in nome della bellezza
per tutte le cose perdute
condannate a vita.

 Torno sempre a te
al grande caos del cielo
che nasce nuovo a ogni boato.
In fronte porta l’innocenza
che fa del sangue l’anima
e tiene me sospesa al suo struggente vuoto.

Ojan Shirozhan

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