Perché le cose sempre erano
                                           la passione d’essere vive.
                                                   
–          Laureano Alban

 

A ogni stormo, il volo costruì perfette altitudini.  Le rotte predestinate indicavano forre altissime.

Acuto era il dolore. Più acuta la fibra del corpo colpita per il debole sangue.

Il tempo batteva sul grano, batteva ogni luogo aperto,  la sua lingua avvolgente colpiva fino alla picca del cuore.

 Nella veglia, intorno agli alari che ardono prima di toccare la carne, mi dono a te che sei stormo e volo, mi dono al disordine che amore fa le cose perdute. Devota alla dolcezza, alla mano che tende al respiro.
Di più: votata alla distanza, allo spazio caduto fra il sole e la spiga, che leva altissima dentro le terre dove ha cuore la bocca da cui tu sgorghi a misura di fiore.

Negli occhi del mirto, alla morte del fiume, in tutte le cose colme di grazia, è il tuono dei frutti.

 Spacca la luce la terra,  spacca l’ordine dei passi ammutoliti; si riversa in ogni conca di vento, sui volti chiamati all’ascolto.

A ogni corpo offeso, a dorso della balena, aprimi le tue ferite.
Da me al cuore di me ti porto. Nel luogo interrotto,  dove la forza del mare schiaccia il mio nome.
Come rosso di buio, giaccio unica volta, in te sempre avuta. Nella tua grotta giaccio e m’indoro, di te limpidissima creatura fatta sposa.

Maki Horanai

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