Bocca che sali al mio fiume
quando i prati fioriscono di bestie angeliche
e uccelli fanno il nido sulle ringhiere,
zolla su zolla ti vedo più fitta
del bosco dove tu regina muovi nidi
di rupi nel sì sospinto al confine.

Sorella di sole, muoio nella dolcezza
che apre verdissima dalla tua terra
dove a branchi le lune fanno veglia
per il nero proteso alla luce.

Cade il blu della neve
sui morsi che vorrei essere,
lungo la corteccia
dei tuoi corpi celesti, celeste
io da te tesa
come un oscuro frammento
io da te colta
come una scure dal tronco
arresa alla radice del ceppo
nel quale ti muovi linfa del radioso giardino.

Poi saranno mura e solide
inflessioni, viticci come canti
muti a scandire
            strada          verdealbero           ancora strada

Elisa Anfuso

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