Era nell’una il gesto
che l’altra muoveva
al luogo compiuto dall’ora
prima del sole.
Quel tratto sillabato dalle nebbie
che coglie la prossimità  dei corpi
quando uscendo dall’ombra
dichiarano la loro fosforescenza.

 Un lento avvenire batteva  
      –  nell’immobilità dell’una –
la cadenza che l’altra volgeva
fra la bocca e il  colpo
col quale salire la luce,
mentre l’altra di lei moriva.
Ogni cosa accesa al tempo
di essere uccisa.

Senza città, né nome,
davanti ai boschi, col consenso del buio,
erano  l’una dell’altra la soglia
attraversata di luce.

 

petr ulrych

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