Guarda: proprio ora il lago passa vicinissimo alla fuga
dei tetti;  le case curve sull’acqua seguono il rosso dei cedri.
A riva ci siamo noi due, fermi  nell’incavo delle mani,
prossimi a quel dolore che preme fra lo sterno e la bocca.

Guardiamo l’acqua muovere la costanza delle montagne
che sanno toccare profondità come altitudini.

Un’auto scivola dal nostro silenzio.

Tutto è  vicino.

Avvolti, fendiamo alberi,  rumori.
Ogni cosa  cade in gola con un singulto.

Mi chiedi: “andiamo dall’altra parte;
là i prati sanno muoversi sotto le mani”. 

Dalla riva opposta  qualcuno si affanna,
chiama come pensasse di aver trovato posto anche per noi.
Guardiamo con la tristezza di aver perduto qualcosa
che non ci è mai appartenuta.

Rispondo al tuo silenzio che entra profondo nel mio,
rispondo che niente sa farsi presente più dell’istante
in cui la nostalgia sorvolerà lago e riva,
ci  toccherà dove ora non può, fino a levarci il respiro.
Rimani qui –  ti chiedo –  dove non siamo mai stati,
dove la trasparenza
rende ogni forma al nome della memoria anteriore,
storia mai persa, avuta mai.

roberto cicchinè

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