La bocca scomparirà nel fuoco
dell’oro calato dalla montagna
dove la mano minuta compone lo spazio
frammezzo alle parole.
Entra nel passo provocante del giardino
sommerso dall’ombra rigogliosa;
entra a far cesto allo scroscio.

La fronte trema toccata dallo splendore
di questa forma quasi umana.

Mai raggiunta, velocemente si sfa’ prima di qualsiasi cosa.

Resto piegata all’erba, sognante la forma aperta
dell’aria che cade dal ventre degli alberi
come un qualsiasi gesto d’amore,
mentre mi viene incontro – spasmodica –
mi lascia, amata, mai raggiunta, amata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

mary ellen mark

 

e la bocca
è un alveare di mammelle
tante celle
di luce – la fede
tra la folla dei sensi
e un precipizio sotto il piede
il profondo sonaglio che misura il battito
preciso nel cuore del gelso
nel gelo sciolto dentro un bricco di latte
tra le stelle scese
per strade di lana e di specchio
nella mano di un vecchio e nelle tasche
di tutti i sognatori un sole come un vento
il respiro che ci tiene in vita
questo amore come un guscio
dentro il vuoto sospeso
nella lingua di un dio che non ha nomi
e la bocca
è un alveare – di mammelle tutte le celle
della fede una luce abbacinante
come qualcosa che ci perde.

– fernanda ferraresso –

 

 

 

 

 

 

 

 

 

mary ellen mark

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