Per ogni dito ho una bestia;
batte sulla tastiera ulcere e febbre.
È un toro; io il drappo rosso che schiocca controvento.
Mi munge dallo stomaco la visione sincera dove imparo
la dittatura della lingua.

Sul fondo, pulsa l’agonia del rospo che mi arrotonda
come la tazza di porcellana sopra la mensola,
luminosa come una menzogna.

Una falce è meno spietata della sua rabbia
che mi apposta lontano dalla preda.
Ringhia sconcezze dal mio pelo chiaro,
latra e mi trattiene per la fine piena,
vistosa e completa.

In bocca, uno spillo mi rammenda il segno.
Il pus batte rintocchi contro la carne.
Picchi di sole imboccano i nervi come qualcosa di buono.
E’ l’odore del bosco.
Marcio a tratti. Vivo di vermi.
Una battuta di caccia.
Una guerra.

Sensuale e acrobatica, volo, muso nel fango.
Il terriccio si appropria della mia gola;
mi matura e gonfia come un seme sotto la terra.
Ritta come una pistola, piombo nella trachea,
strozzata come una condanna;
la bocca protesa nel bacio più rosso.
ronald stoops 

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