Ti dirò, da questo ceppo primitivo, albero del pane e del sangue, fondo il silenzio delle vesti, tue ossa e mie.
Lì il portento dei fiori.

Con le vene dentro i rami, come una serva o un assassino, faccio dita piccolissime, di cura e battaglia.

Da polso a polso viene l’ara del fiume, amata carezza su cui posare il volto caduto per incantamento.

L’immobilità è la grazia portata dalla spada.
Con lei tocco il pendio del sole.

Ti dirò ogni cosa vera.
Col canto nelle funi.
Per la tua bellezza, per la tua bellezza.

 

da qui

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