Il cappotto beige, chiuso fino al mento,  la sciarpa, il bastone.

Passi lenti. Gli occhi poco avanti.

“Buongiorno!”  gli ho gridato.

Si è fermato di colpo.
Di colpo mi ha sorriso.

Dieci minuti lungo il lago, un sole altrettanto lento, una primavera ancora troppo carica di inverno.

Dieci minuti per tutta una vita:  un lavoro da geometra, la moglie, i figli.
A sessantanni agognata la pensione.

“…potevamo stare così bene, insieme. …”

“Due anni, poi lei si è ammalata…”

“Una malattia mentale, che neanche i dottori hanno saputo dire…”

“Ero innamorato…, sa come capita…”

“correva fuori in strada, faceva cose strane…”

“ l’ho curata quindici anni”…

“Poi,  la casa di riposo.”

“E’ morta quattro anni fa.”

….

“Ho una badante, ora.”

“I figli sono lontani…Il lavoro, gli impegni…”

“Ci vediamo, ogni tanto.”

“A Pasqua, sì, a Pasqua sono stati qui!”

“E lei?, dove abita lei?”

“Ma non la trattengo. Buona passeggiata.”

“ Grazie, eh!”

 

 

 

 

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