Mia Africa, nell’osso
della mancanza si è disfatta la carne,
la sabbia è stata battuta,
battuto il dorso fino alle unghie.
Un solo cuore, un solo graspo di nervi.
Per te. Tutte le foglie, tutti tutti
i cortili, le spiagge.
Per le carezze che scrivi,
a colpi d’ala ho fatto salve le ginocchia,
piegata su te che annunci ancora il mio nome,
su te, mio corpo spaccato.

Una terra di disubbidienza è stesa sulla tua mano.
Primo fiato.

robert doisneau

robert doisneau

 

*

 

sono così buio
e  la luce non passa
ho pensato che  questo è un segno
quando si fa più
vicina     la vita ci asfissia
e corporeo il cielo è d’ aria
così netta da scavarti la faccia
una miniera dove da sempre ciò che si scava è questa
polpa umana creta del caos
noi bestie fatte di voci e memorie lontane
cicatrici di grida
caduteci addosso cauterizzate acque della morte che migra
da un’anima all’altra
spessa terra che  pesa
ogni voce lasciata la riva che l’ha goduta
e ancora dove il clamore è più forte
quel correre e il ringhio feroce che ha la morte
cogliendoci nel campo ancora
una volta ancora
un’altra volta
soli

Fernanda Ferraresso

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