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Per strada, luci basse sulle teste, la gente tutta nel desiderio, accesa dal suono malfatto.  Il vero luogo: ombre – quite intensive – dal mondo fuori dentro al flash.

 

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L’erotica metropoli batte i vicoli, batte il volto acceso, vien su, ombra dentro l’ombra, alza le gonne di una terra allungata oltre la nebbia: la grande luminosa.

 

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La sento nel corpo intero, nella copact camera, mi fa stare nudo come un insetto – in the red light district – contro le pieghe della strada, nera, mi cammina accanto.

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A questa ambiguità io credo, credo alla memoria delle cose – vortica, sfuma – sovraffolla i visi, stringe il suo grasso corpo addosso.

 

 

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Ecco la visione, piscia luci – click – di vicolo in vicolo – like a stray dog – in tutte le forme: croste sui muri, un bang contro i vetri. Chiaroscuri tagliano gole riarse.

 

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Sorgono spazi, i folli, i veri corpi celesti danzano nel quarzo della strada, incanto di una foto nata male – there’s no image – dentro la bellezza mossa come i fianchi di una donna: tocca la membrana: è viva, chiama

 

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Così vaga la visione, fa stelle dentro masse di buio, accavalla le gambe, è al tavolo di un bar – singhiozza – cigola un cartellone, un marciapiede, una lattina, sbalza via, un tombino, un’entraineuse , il sole.

 

 

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“My photography is about desire. The internal world meets the outside world and takes shape. When [my] desire takes some kind of shape, it becomes a photograph.” ~ Daido Moriyama

 

[ immagini di Daido Moriyama – testo di Iole Toini ]

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