Pensa che è faticoso essere grande, che nessuno
le ha chiesto se voleva diventarlo; le dicono “ sei grande”
così deve fare cose da grandi, stare attenta a non rovesciare il latte,
portare la legna in solaio, soprattutto smettere di aver paura del buio.
Va bene, è grande. Perché lo sia diventata lei però non lo sa.

*

Una capanna di frasche alla fine del paese, dove comincia il bosco.
La porta è di foglie, per tetto gli alberi che stanno attorno.
La bambina immagina dove potrà sistemare le cose
che servono a una casa. Poi riprende la corsa giù per il prato.

Il cortile è stretto. Non è fatto per giocare. Solo un andirivieni
di voci concitate e smarrimento. La madre indossa una vestaglia a fiori;
le copre le ginocchia gonfie di freddo. Sa di bucato e dell’odore
dello scantinato dove suo padre ripone gli attrezzi.
La stanchezza le sale dalle gambe fino agli occhi.  
*


La cucina è un quadrato dove a mala pena ci sta un tavolo,
quattro sedie e una credenza. Sulla parete di sinistra un lavandino
in ceramica e una stufa. La finestra ha stipiti azzurri
da dove la bambina guarda il cielo. L’inverno copre la pelle
di suo padre. Lui mangia senza dire niente, la testa sul piatto.
Un alito freddo si infila sotto la porta.

L’inverno qui brucia le cose.

La bambina spia la linea silenziosa della madre. Pensa che è
come quei fiori che crescono a dicembre lungo il sentiero per il monte; il freddo
li ghiaccia, così restano belli per sempre senza farsi mai toccare dal sole.
Lei pensa che vuole farsi toccare. Le piacerebbe lo facesse Nino,
toccarle una mano, o gli occhi, o sotto la gonna
come ha visto nei film. Lo vede passare al pomeriggio
quando torna da scuola, le scarpe crude di fame. Lavora nei campi,
come suo padre, porta il fieno a valle.
D’estate ha la pelle abbronzata, col segno della canottiera,

che sembra un uomo. Non è come gli altri bambini che ridono di niente, lui
parla poco, ogni tanto lo vede tirare calci al pallone, o seduto a
guardarsi le scarpe. Anche a lei capita di non aver voglia di niente, si mette
sulle scale, pensa a certe cose, tipo a Gesù che non le ha mandato
un fratello, tipo che quando sarà grande farà almeno quattro fratelli,
e poi, che deve essere bello fare l’amore, perché i bambini si fanno così,

glielo ha detto il maestro, lui sa un sacco di cose.
La bambina pensa che il tempo non cresce mai, mentre a lei
le tocca di essere grande e non deve piangere.
Quella volta suo padre urlava di matto, entrava e usciva dalla cucina
con in mano un randello, urlava che l’avrebbe ammazzato,
che era un bastardo. Urlava dietro a suo fratello.

I grandi stanno sempre dietro i pensieri, così non riescono
ad ascoltare le cose. A lei piace tipo di ascoltare il rumore
che fanno le bestie dentro la stalla quando sono vicine.

Un amico di suo padre, uno che viene da fuori, che gli porta il lavoro,
le dice che è bella. Lei si vergogna. Quando sa che quell’uomo deve arrivare,
scappa nei prati. E’ come paura. Però  le piace essere bella, anche se non ci crede poi tanto.  Giulia invece di sicuro lo è. Ride e sa stare in mezzo ai ragazzi,
non diventa rossa quando uno la guarda. Una volta è andata con lei fino
al bar del paese. C’era la musica, ha preso una coca, gli altri
parlavano, si facevano scherzi. Le sembrava di stare in un posto diverso.
Si sentiva come felice.

Martin Munkacsi

Martin Munkacsi 

 

 

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