Splendono. Quello che si può dire.
La voce dei noccioli freme contro la gola della rugiada.
Quando l’erba schiude l’oro, si fanno arrese al silenzio.
Per quell’esile suono di sconfitta, avvengono.
Ora stringono le bocche. Sono nodi da percorrere.
Che sia bellezza la sottrazione!
Il cielo vien giù sui mattini, scuote le finestre fino ad aprire il dolore.
Quando non sapranno più nulla e avranno tolto ogni velo al costato,
infioreranno i corpi dei rovi per le ghirlande che si porranno sul capo.
Quando non sapranno più nulla, quando insieme non sapranno più nulla,
la limpidezza – intera – avverrà.

 

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