Un fiore, che si apre dentro un altro fiore, che si apre dentro un altro fiore ancora; la letteratura fa questo: canta e fa cantare.
Questo libro canta: la voce di Virginia, la voce di Vita.
E prima ancora la musica si leva dalle parole del bel saggio introduttivo di Nadia Fusini.
Un canto elettrico, una danza. Attraverso le parole delle autrici si mette in moto un’energia che fa muovere chiunque si avvicini.
E ci si sente accolti, presi sottobraccio, abbracciati per essere condotti nelle stanze più intime di due donne immense, immortali.
 
Quando ci si innamora di un autore, di un’autrice, cercare ogni cosa che riconduca a lui, a lei – siano essi i primi scritti, romanzi incompiuti, lettere, foto (ah, le foto!) -,e che dire delle stanze dove lei ha letto, la scrivania su cui ha scritto – è un’attività che conosciamo in molti. Come a voler rendere viva la nostra cara scrittrice, che viva non potrà mai essere. Perché un autore non è persona di carne e ossa, non ha mani a cui tendere le nostre, non ha orecchie per ascoltarci, non ha gesti da seguire con lo sguardo. Lei è un essere altro, un corpo fulgente, che traduce per noi il sogno e ci porta all’interno del suo cosmo fatto di fantasia, di acume, di purissimo ascolto; un essere che abita l’altro mondo: quello sperticato dell’immaginazione.
 
Sarà anche per questo che disdegniamo spesso autori contemporanei a favore dei classici? È un rischio troppo grande rompere la bolla splendente in cui si muove la nostra amata per vederla confrontarsi con lo scotto limitante, imperfetto e a tratti indigesto della realtà.
 
Parlo al femminile perché questo è tutto un libro al femminile: le lettere finora inedite di due donne, Virginia Woolf e Vita Sackville-West, vengono tradotte e interpretate da altre due donne, l’amata Nadia Fusini e la sua cara allieva Sara De Simone, a cura della brava Elena Munafò che in chiusura tira i fili di questa storia fatta di intelligenza e amore.
 
Così, si leggono le parole di Virginia e Vita intrecciarsi l’una dentro l’altra, muovere uno sfondo fatto di sensualità e ingegno, di libertà, e viaggio, di condivisione e crescita; si possono quasi vedere: Virginia che rigira la penna fra le dita mentre è sospesa sull’ultima parola scritta; Vita che si lascia inghiottire dalla vertigine della sua prima lettura di Al faro.
E qui ora è il 12 maggio 1927, siamo dentro la stanza con Vita che legge sbalordita, la pelle che freme; e noi con lei; per la bellezza universale che ci viene offerta, per Virginia che ce la svela, per lo stupore che ci fa traboccare di amore.
 
Questa accesa passione si deve a nostra volta dare, una goccia bollente, un rosolio che fa tremare per quanto è immenso l’universo e come noi lo si possa esplorare, con le parole di queste donne, con le loro voci di fiori perpetui che ci fanno dire: cuore non smettere di traboccare.
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