Una lettera per i prati,
una lettera per ringraziarli di essere prati
che sanno – che verdissimamente incitano –
all’altissima
forma del vuoto.
Con ogni filo d’erba la sostengono,
col grano e con la brina;
senza timore la confondono
fino al vento e la pioggia,
così che ogni cosa diventa
corpo che dissolvendo canta;
e gli alberi cantano, le foglie dicono sorrisi,
le api semplicemente ronzano, gli uccelli volano
di un volo felice di essere volo,
azzurro e vivace e libero.
Così, anche io cado di mio vento
in quel modo che sangue e ossa
confondono verde con bocca e l’odore
squillante dell’erba e l’altissimo prato e me.

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