E quando fu vista lo schermo venne giù, venne giù il pavimento, vennero giù i muri e  l’ombra dei muri. Restò un viso florido, anonimo, una bocca piena, fianchi rotondi e ginocchia volte all’interno, non proprio sensuali. Era tutta lì, senza polvere divina. Una certa delusione. Che fece sospendere il brillare e quella sorta di tensione che sembra tener vive le cose.

Eppure, dopo aver fatto correre l’occhio fra le pieghe della ciccia, una larga distesa si fece avanti. Lì stavano pagine di libri letti di giorno o col buio, rampicanti di storie, guerre, luminose rivalse. E c’erano bambù e acacie, e l’ululato di un lupo, e code di fiumi, e corpi rigogliosi.

Così, di nuovo la guardò, e la vide: era alta più dell’immaginazione. Era di selve e spini. Conforto e dismisura. Capace di portarsi via ogni cosa. Né meno né più.