E vede branchi di rocce al galoppo; blu elettrico giù dai dirupi. Il fiato è infilzato; i denti trapassati da nasse di luce. Fiocinato in alto il corpo si sconquassa.

Niente di tiepido qui. Neve oltreneve a fiotti nel cervello. Intorno rollano lance di larici. Nessun romanticismo. Un corpo eccelso sbrana morbidi incontri. La neve barrisce, famelica come un’amante. 

Spalancata di oh la gola è una gallina sgozzata. Fermenta e scoppia. Leccata come un vitello dalla lingua del pietrame. Su, fino al collo del crinale che febbricita eccitazioni.
E’ un animale sgusciato. Solo bocca. Squame e bocca. 

Sul pendio alcune capre pascolano l’ultima erba. Il cane abbaia e le rincorre.

Inciampa.
Più terrena di così non sarà mai, lo sa. La strada è quella giusta. Non è un segreto. La cengia, la cresta erbosa, la torre di granito. Luogo vivente e stravivente.

Si lascia brucare, sferzata dalla luce. Sbam. Sbadabam. Viva. Sotto il cielo che supera.