Batte i suoi denti fioriti, i suoi ciuffi lanceolati, i suoi granchi di luce non sognati.
Sventola bandiere dalla punta di un raponzolo al rugare di un verme nel tronco.

Possibili sud scodinzolano all’occhio destro. Più in alto il sinistro si impiglia in forre di crochi e genziane. Entrambi si sgolano senza voce cercando quell’o che non sanno.

Schiene di delfini blu e grigi e verdi si tuffano nelle valli invitandoti a seguirli.

Sotto ai piedi zigano discorsi di neve. Non pettegola. Non inventa. Confida a un cespo di erba magra il suo fervore per il sole.
Ha senso un così doloroso amore? Il torrente dice sì, dice sì la soldanella e il ragno che sale la corolla; che esiste questo; che gronda rive visibili; che rive lontanissime e vere. Fa ascia. Spelle. Dice e disdice. Che esiste questo nonnome. Ti sgrana, ti sfuma, ti disfa e rifà. Esiste. Non smette di non parlare.