E’ seduto al tavolo dello stanzino vicino alla cucina. Sono le sei, il padre sta cenando. Alla tv danno un talk show. La conduttrice chiede a una tipa come fa a mantenersi così bella alla sua età e la tipa, visibilmente compiaciuta, dice che una vita priva di eccessi, niente fumo, niente alcolici: equilibrio, quello il segreto. Il padre alza lo sguardo dal piatto e fa segno verso il mio cane che scodinzola sulla porta, ci dice di lasciarlo fuori, di legarlo da qualche parte. Poi riprende a mangiare la sua minestra e non si cura più di noi. 

Quando abbiamo suonato non pensavamo di entrare, volevamo solo vedere Valentino, regalargli un cappello da vigile che Luca aveva recuperato in un mercatino. Volevamo vedere il suo viso sorridente mentre se lo provava, sapere della gioia che avrebbe avuto sfoggiandolo lungo la strada dove dirige il suo traffico.
La madre fa dentro e fuori fra cucina e stanzino “Valentino…, vieni,ti cercano… vieni, vogliono te!” … “Quando è così non sente niente” ci dice. Penso che non vorrei essere qui, in questo luogo scoperchiato, dove ogni intimo pudore è stato tagliato a fettine, dato in pasto a chiunque senza ritegno se ne voglia cibare.
Mi avvicino alla porta dello sgabuzzino: è buio e stretto. Valentino è seduto a un tavolo appoggiato contro il muro. Sta sbracato, come si sta all’osteria quando si è tristi e si è bevuto troppo. Della bava gli corre lungo gli angoli della bocca. Sorride col volto rivolto al muro, e scuote la testa per dire che no, lui non si muove di lì, per quanto la madre lo possa pregare, per quanti cappelli da vigile, o dromedari, o nidi di aquile avremmo potuto regalargli, lui non si sarebbe mosso.
La madre ci racconta che nel pomeriggio è venuto Francesco, un loro vicino; Valentino lo ha  aiutato a sistemare la legna. Così, prima di andarsene, Francesco gli ha promesso che gli avrebbe portato le figurine. No, Valentino non si sarebbe mosso, nemmeno per mangiare, nemmeno per dormire, lui sarebbe rimasto dov’era, ad aspettare quello che gli era stato promesso.

Io e Luca ci sentiamo imbarazzati come lo è chi spia da una serratura, colpevoli di non saper seguire Valentino dentro quello stanzino, nelle sue braghe lise, nei suoi 40anni tirati via dalla luce,  in quelle figurine che senza di noi stavano atterrando proprio lì, nel centro di quella stanza senza peso, portate dal respiro di Valentino, dal suo sorriso sdentato, dai suoi occhi lavati di fresco.