Vene di noccioli selvatici. Poi fitte di felci lungo il sentiero. Poca erba fra i cumuli dei sassi. Il torrente schiocca la lingua. Le foglie si chinano cieche. Il sole stacca spicchi per la libertà della polvere. Senza dubbio qui si ama. Restiamo appese alla luce, nel corpo delle cicale e di un pensiero che esalta e smarrisce. Ognuna a un passo dal dire qualcosa. 

Un girino in una pozza si prende i nostri occhi, li lancia lontano. Gilla si ferma, guarda quello che io non vedo. Qualcosa le fa a tocchi gli occhi; un pezzo le scivola alla bocca che apre, deglutisce, apre ancora. Tutto di tenerezza. Il buio infila dritto l’altra terra. Noi che non esistiamo. Così la solitudine si inventa la dolcezza mentre la luce dondola e dondola.