Nel becco del nibbio, le valli, i boschi, un salire di fiori, un trapassare di fuochi, aperte le correnti, e vedovelle e nigritelle in macro tuttoverde. La voglia mi rade al suolo fino al dolore. Prendimi due tremila volte, a soffione sul dorso dei pini. Nella noce dell’aria che lecca sui tronchi muschio e formiche. E felci dentro felci, e trame di verdi, e altri verdi ancora, su, all’inizio dell’acqua. Tu – grandemente non umana – bocca di nebbia e nuvole, soffiami dalla cannuccia nel tempo tuo vastissimo. Tu, più che umana, altra.

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