Una lettera per i prati

Una lettera per i prati,
una lettera per ringraziarli di essere prati
che sanno – che verdissimamente incitano –
all’altissima
forma del vuoto.
Con ogni filo d’erba la sostengono,
col grano e con la brina;
senza timore la confondono
fino al vento e la pioggia,
così che ogni cosa diventa
corpo che dissolvendo canta;
e gli alberi cantano, le foglie dicono sorrisi,
le api semplicemente ronzano, gli uccelli volano
di un volo felice di essere volo,
azzurro e vivace e libero.
Così, anche io cado di mio vento
in quel modo che sangue e ossa
confondono verde con bocca e l’odore
squillante dell’erba e l’altissimo prato e me.

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Scrivi sempre a mezzanotte – una lettura

Un fiore, che si apre dentro un altro fiore, che si apre dentro un altro fiore ancora; la letteratura fa questo: canta e fa cantare.
Questo libro canta: la voce di Virginia, la voce di Vita.
E prima ancora la musica si leva dalle parole del bel saggio introduttivo di Nadia Fusini.
Un canto elettrico, una danza. Attraverso le parole delle autrici si mette in moto un’energia che fa muovere chiunque si avvicini.
E ci si sente accolti, presi sottobraccio, abbracciati per essere condotti nelle stanze più intime di due donne immense, immortali.
 
Quando ci si innamora di un autore, di un’autrice, cercare ogni cosa che riconduca a lui, a lei – siano essi i primi scritti, romanzi incompiuti, lettere, foto (ah, le foto!) -,e che dire delle stanze dove lei ha letto, la scrivania su cui ha scritto – è un’attività che conosciamo in molti. Come a voler rendere viva la nostra cara scrittrice, che viva non potrà mai essere. Perché un autore non è persona di carne e ossa, non ha mani a cui tendere le nostre, non ha orecchie per ascoltarci, non ha gesti da seguire con lo sguardo. Lei è un essere altro, un corpo fulgente, che traduce per noi il sogno e ci porta all’interno del suo cosmo fatto di fantasia, di acume, di purissimo ascolto; un essere che abita l’altro mondo: quello sperticato dell’immaginazione.
 
Sarà anche per questo che disdegniamo spesso autori contemporanei a favore dei classici? È un rischio troppo grande rompere la bolla splendente in cui si muove la nostra amata per vederla confrontarsi con lo scotto limitante, imperfetto e a tratti indigesto della realtà.
 
Parlo al femminile perché questo è tutto un libro al femminile: le lettere finora inedite di due donne, Virginia Woolf e Vita Sackville-West, vengono tradotte e interpretate da altre due donne, l’amata Nadia Fusini e la sua cara allieva Sara De Simone, a cura della brava Elena Munafò che in chiusura tira i fili di questa storia fatta di intelligenza e amore.
 
Così, si leggono le parole di Virginia e Vita intrecciarsi l’una dentro l’altra, muovere uno sfondo fatto di sensualità e ingegno, di libertà, e viaggio, di condivisione e crescita; si possono quasi vedere: Virginia che rigira la penna fra le dita mentre è sospesa sull’ultima parola scritta; Vita che si lascia inghiottire dalla vertigine della sua prima lettura di Al faro.
E qui ora è il 12 maggio 1927, siamo dentro la stanza con Vita che legge sbalordita, la pelle che freme; e noi con lei; per la bellezza universale che ci viene offerta, per Virginia che ce la svela, per lo stupore che ci fa traboccare di amore.
 
Questa accesa passione si deve a nostra volta dare, una goccia bollente, un rosolio che fa tremare per quanto è immenso l’universo e come noi lo si possa esplorare, con le parole di queste donne, con le loro voci di fiori perpetui che ci fanno dire: cuore non smettere di traboccare.
SCRIVI SEMPRE A MEZZANOTTE

Una poesia piccolina

Stasera avrei voluto scrivere una poesia, una poesia piccolina – per te – con dentro mele o arance o una coperta di pile; qualcosa di caldo, con l’odore della casa. Anche una gallina andava bene. Una gallina che ti avrebbe becchettato vicino – piccoli grani – quelli che tu lasci cadere quando ridi.
Ma questa poesia piccolina è rimasta da qualche parte – in un prato, probabilmente – forse con la gallina e due bimbette che corrono in bici senza mani.

 

Bene, ho compreso. E ora?

Bene, ho compreso. E ora?
Sapere non mi salva dall’ambizione
di vibrare come l’erba dentro l’aria.
Verticale al vuoto fatto
di me che cado – e sento intera tutto,
tutto è in bocca mentre ingoio,
e io lo so e non piango
e nuoto vuota al vuoto.

 

Boscaglia, groppa, fornitura-di-mestoli
inizia così questa poesia
che dedico a te
mia forma sconosciuta d’amore
che fingi boschi disperi l’avere disperi il non avere
poi piove finalmente piove
così finisce la nostra storia
che fuori piove ed è così

 

 

foto Eliot ElisofonEliot Elisofon

 

 

La sposa Turca

racconto un film
La sposa Turca - 2004 - regia Fatih Akın
Non vistosa, nera, leggera,

sorrideva, tirava di coca con lui
turco sposato per caso, Cahit,
una gabbia malata d’amore della sua gabbia
turco tedesco di Istanbul e Sibel
sua moglie per caso la notte ballava si faceva
scopare per andare lontano
dai suoi fino a che lui                       la vede
uccide l’uomo che lei vuole
entra in galera lei si taglia le vene il film si mangia lo schermo entra lo stomaco
quel fatto che niente ha direzione se non la disgregazione

la lotta: restare.

sibel non è bella
cahit è alcolizzato
tira di naso e scopa e sputa
si muove come una tigre
ti mangia via gli occhi
fa entrare il suo cuore

mi innamoro di sibel
di quella dolcezza terrificante
che mette gli occhiali ma nuda
è la pura belva d’amore

e poi finisce.
è così.

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neg azione

Sì.
Dalla gola del lupo alla tua bocca il sì della prima fienagione – distesa
alla soglia del sì – oscurata –  ceduta alle mire, nei campi – coi lampi alle unghie.
Scavallata sul dorso del sì il sì della selva.
Quanto ancora mia, quanto mai nel sì che assesta la frusta
– e colpi di lingua e sì giù dalle gole.
Presa di schiena mi invero – più dolce, più  alta dell’acqua.
E lenta – muta – ai tuoi piedi legata – negata – sì.

 

Geoff Brown

foto Geoff Brown

Col grano aperto dall’estate

Col grano aperto dall’estate
quando le more si fanno granata
e voci dondolano alle finestre insieme alle gonne,
segui l’orma dei larici.
Li vedrai salire al candore degli uccelli,
liquefarsi sopra le ali alle montagne.

Il loro clamore curva la saggezza delle pietre
mentre la frontiera arde dietro le grate.

Poiane bucano dai corpi a frotte.

Lentissima l’aria fa terra. Viene.

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iole toini

 

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una lente brucia l’aria
infiamma la terra
e l’occhio allarga
mentre una lingua
di colore stempera
questo tempo
che ancora si rigenera
e grazia di un ingegno
oltre ogni misura
egualmente diffonde
e spartisce ovunque
in ogni cosa.

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Fernanda Ferraresso

 

DI QUANDO UN CERTO APLOMB HA A CHE FARE CON LA BELLEZZA, DIO E UNA RARA SPECIE DI AVVOCATO

 

Si tratta di ravanelli
non proprio una delizia
semplici tondi rossi ravanelli
che Wallace ha messo in una poesia
in quel suo modo austero
come quegli uomini con la pipa
che se ne stanno fermi davanti alla finestra
mentre dalla grondaia cade una goccia – tic –
e intanto cala l’accetta -ssscciak –
e il ceppo si apre preciso
dicendo le cose così come stanno
Wallace ha acceso dei semplici ravanelli
come dei ceri
e ha fatto una signora poesia
e così sia.

 

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Il poeta è Wallace Stevens, la poesia ispiratrice CY EST POURTRAICTE, MADAME STE URSULE, ET LES UNZE MILLE VIERGES, in: Tutte le poesie – I Meridiani, Mondadori